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    Tesi di laurea: di chi la proprietà intellettuale?.

    Tesi di laurea: di chi la proprietà intellettuale?.

    Di recente gli Atenei italiani si stanno organizzando per brevettare le tesi. In questo modo quasi tutti i diritti restano all’Università.

    Dopo tre anni di sacrifici arrivate finalmente alla tesi ed ottenete l’attestato di Laurea in Infermieristica con un voto finale che testimonia la vostra preparazione nel campo (fino ad un massimo di 110 e lode). Il più delle volte è la vostra tesi finale a garantirvi un ottimo punteggio. Ma sicuro che sia proprio la vostra? Alcune Università ed alcune Aziende sanitarie non la pensano così. La stessa cosa vale anche per i Master, la Magistrale e il Dottorato?

    Sono necessari mesi e mesi di studio, forse anche anni, per giungere alla fine del vostro percorso formativo e realizzare la tesi di Laurea, Master I e IIMagistrale o Dottorato. Ore ed ore di ricerca per giungere ad un lavoro finale di natura:

    compilativa;

    descrittiva;

    sperimentale;

    e alla fine vi accorgete che il vostro impegno in realtà potrebbe non appartenervi: il lavoro non è vostro, ma di altri. Com’è possibile?

    Per rispondere alle domande occorre fare prima un passo indietro e andare a a verificare che cos’è una tesi di laurea.

    Non è solamente un documento amministrativo indispensabile ai fini del conseguimento dell’attestato di laurea, ma è anche un bene intellettuale, un’opera, un dispositivo creativo, prevalentemente a contenuto scientifico. Viene realizzata per essere uno strumento a disposizione della collettività, i suoi contenuti devono essere a disposizione di tutti e immediatamente accessibili.

    Tutte le tesi rientrano nelle cosiddette “opere creative” e pertanto vengono tutelate dalla Legge sul Diritto d’Autore: Legge 633/1941:

    “sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione; sono altresì protetti i programmi per elaboratore come opere letterarie ai sensi della Convenzione di Berna sulla protezione delle opere letterarie ed artistiche ratificata e resa esecutiva con Legge 20 giugno 1978, n. 399, nonché le banche di dati che per la scelta o la disposizione del materiale costituiscono una creazione intellettuale dell’autore.”

    Stabilire se un’opera è stata realmente creata dall’intelletto di un autore o è stata semplicemente copiata, plagiata.

    Non è detto che il lavoro di ricerca messo in piedi prendendo spunto da più opere debba essere non riconosciuto dalla Legge 633/1941 e successive modifiche e integrazioni.

    Il lavoro intellettivo/intellettuale non riguarda solo le opere sintetizzate ex-novo, ma anche quelle che sono frutto della sintesi e dell’aggregazione di più testi: tutti assieme costituiscono il pensiero del nuovo autore.

    Ma il nuovo autore è realmente il nuovo proprietario dell’opera o il bene va suddiviso tra i vari attori del bene letterario?

    Anche questa è una domanda a cui spesso è difficile dare una risposta univoca, anche perché ogni opera è assestante. Se non fosse così sarebbe copiata!

    Ma proseguiamo per ordine.

    Che cosa tutela il diritto d’autore?

    La legge tutela tutte le opere dell’ingegno a carattere creativo: cartacee, digitali, video, audio e sui supporti che verranno.

    Il Diritto d’Autore vero e proprio è suddiviso in due ambiti specifici:

    diritti morali a tutela della personalità dell’autore;

    diritti di utilizzazione economica dell’opera (patrimoniali).

    A questo punto occorre fare un’altra precisazione: il carattere creativo della vostra tesi (opera d’autore) non è protetto come idea assestante, ma come forma di esposizione della stessa idea, che deve assolutamente rispettare i criteri di:

    originalità;

    novità.

    È reato: l’opera non può essere fatto un semplice copia e incolla (ctrl c  – ctrl v)! Al contrario prendendo spunto da opere o da fonti diverse occorre necessariamente rielaborare e riesporre il tutto.

    Ed entriamo ora sempre più nello specifico.

    Chi è l’autore della tesi di laurea, di master o di dottorato?

    Chi crea l’opera è il suo autore, senza mezzi termini. Lo studente di Infermieristica, del Master, della Magistrale o del Dottorato è l’unico vero autore della tesi (è l’unico titolare); nulla possono pretendere su di essa:

    il relatore;

    il co-relatore;

    altre figure interessate nella stesura dell’opera.

    Quali sono i diritti dell’autore?

    Essenzialmente due:

    diritti morali (non trasmissibili): ovvero il diritto alla paternità dell’opera; il diritto all’integrità della stessa (meglio si capisce se parliamo chiaramente di diritto di opporsi a qualsiasi deformazione o modifica del bene atto a modificarlo e/o a danneggiare la reputazione dell’autore; il diritto di pubblicazione (poter decidere se pubblicare o meno il bene, nel nostro caso la tesi);

    diritti di utilizzazione dal punto di vista economico e/o patrimoniale dell’opera: in questo caso possono essere ceduti in parte o integralmente (esclusiva); può avvenire gratuitamente o dietro compenso e deve essere sancita da un accordo contrattuale scritto.

    Quindi la nostra tesi può essere ceduta benissimo all’esterno e anche congruamente ripagata?

    Su questo punto ci sono molte discrepanze di pensiero, dovute essenzialmente alla diversità delle interpretazioni anche giuridiche in materia. Tuttavia quando cediamo gratis o a pagamento la nostra opera ad un editore è bene sapere che non sempre è necessario cedere tutti i diritti a soggetti esterni all’Università.

    Gli autori devono cercare di mantenere il maggior numero di diritti.

    Essi necessitano di diritti per:

    depositare l’opera in archivi ad accesso aperto;

    concedere l’uso della stessa a terzi;

    pubblicare la tesi in altri contenitori (per esempio raccolte, saggi, convegni, antologie, trattati e via discorrendo);

    farne un uso didattico (pensiamo ad esempio alle dispense per gli studenti, alle lezioni, ai contenuti scaricabili dal web);

    rielaborare successivamente l’opera per scopi scientifici e di ricerca(aggiornamento).

    Non sempre una tesi è il risultato di un processo lavorativo e di ricerca unico. Spesso sono coinvolti nel lavoro vari soggetti, Enti e opere similari. Chi realizza una tesi deve sapere che è titolare della sua “esposizione”, ma non è titolare di beni altrui e che prima di pubblicare contenuti di altri ci si deve far autorizzare.

    Facciamo un esempio: se la tesi riporta anticipazioni di notizie e news su progetti realizzati e condotti da altri Enti, autori ed istituzioni, non può essere pubblicata gratuitamente o venduta senza la preventiva autorizzazione di tutte le componenti partecipi. In altre parole, l’autore deve essere in grado di capire che deve rispettare i diritti degli altri. Tale disposizione vale sia per i supporti cartacei che per quelli digitali.

    Fino a che punto una tesi può essere “sfruttata” economicamente parlando?

    L’autore della tesi non detiene solo i diritti morali, ma anche quelli di utilizzazione monetaria del bene. Questo sempre che la loro opera di ricerca non sia stata finanziata da terze parti: occorre capire cosa c’è scritto nel contratto con l’istituzione che finanzia (spettano tutte o in parte all’autore o all’università?).

    I brevetti e la segretezza.

    Di recente gli Atenei italiani si stanno organizzando per brevettare le tesi. In questo modo quasi tutti i diritti restano all’Università.

    Se dietro ad un lavoro di ricerca l’autore si avvale dell’aiuto del personale d’ateneo, dei laboratori, dei computer, delle fotocopiatrici, delle stampanti, delle macchine audio-video e di altre risorse messe a disposizione dalla struttura non è detto che chi finanzia possa avere tutti i diritti sull’opera e che abbia la possibilità di chiudere e a rendere inaccessibili i risultati ottenuti. Solo nel caso in cui ci sia un vincolo di segretezza in essere la tesi non può essere resa pubblica.

    I brevetti e il diritto d’autore sono due cose distinte ma parallele tra di loro: i primi tutelano l’idea e richiedono un carattere innovativo della ricerca (ma sono pochi i lavori che riescono a rientrare integralmente in questo settore); del secondo già ne abbiamo ampiamente parlato poco fa.

    E cosa succede per l’utilizzo di contenuti sottoposti a tutela?

    Solitamente è possibile inserire nell’opera contenuti e parti di essi che siano però di pubblico dominio; ma non è escluso che si possano utilizzare tutti quei contenuti che abbiano ottenuto l’autorizzazione scritta all’utilizzo. Il plagio, quindi, ancora una volta viene visto come una grave violazione del diritto d’autore. Tuttavia i materiali possono essere utilizzati in una versione “rielaborata”.

    Ma quali sono i materiali utilizzabili in una tesi?

    Sono diversi:

    Foto/immagini/musica/video (presenti anche su Internet ma a bassa risoluzione, degradati e non a scopo di lucro);

    Articoli (vanno utilizzati cautelandosi, in quanto potreste trovarvi di fronte ad altri diritti, tipo quello editoriale; si consiglia di prendere punto dagli articoli o di prenderne solo piccole parti e comunque dietro autorizzazione di chi le ha editate; fatevi furbi, usate la bibliografia o la sitografia;

    Brevi citazioni (anche in questo caso occorre tutelarsi e non inserire intere pubblicazioni, ma solo brevi descrizioni con tanto di citazione della fonte);

    Dati sensibili (è il tasto dolente di tutte le tesi in Infermieristica, di Mater, di Magistrale e di Dottorato: non devono assolutamente contenere dati sensibili o personali del paziente o dei soggetti della ricerca).

    Chiedere l’autorizzazione all’utilizzo dei materiali. Come richiederli e a chi?

    La richiesta deve essere inviata a chi detiene i diritti (spesso è proprio l’editore).

    Non dimenticatevi di inserire nella richiesta di autorizzazione alla pubblicazione:

    il vostro indirizzo e-mail;

    titolo dell’articolo, dell’opera o del libro;

    autore o autori;

    codici ISSN/ISBN;

    volume;

    anno di pubblicazione;

    numero e pagine;

    indicazione sulla pubblicazione futura (che va inserita in un archivio ad accesso aperto).

    Come proteggere una tesi in formato digitale?

    Tutti i lavori devono essere realizzati in un formato digitale attuale e depositati su dispositivi di archiviazione e controllo, di proprietà delle Università, che ne garantiscano la corretta conservazione. Chi le gestisce e le conserva deve garantire la corretta archiviazione.

    Embargo delle tesi.

    Viene applicata ai lavori di una certa rilevanza scientifica o che possano pregiudicare l’esito finale della ricerca. L’embargo, che deve essere motivato e giustificato, viene inteso come quel periodo temporale durante cui la tesi viene archiviata in un deposito/contenitore istituzionale e che risulta non accessibile se non per quanto concerne la parte dei metadati, ovvero il titolo, l’autore, le keywords, gli abstract e le sintesi in lingua straniera.

    Quando si può chiedere un embargo?

    Se la tesi è in corso di pubblicazione; se ci sono in atto o sono necessari accordi tra terze parti; se vi sono motivi essenziali di sicurezza; se l’opera è legata al rispetto della privacy.

    Il copia e incolla e il plagio sono agevolati dall’avvento di internet?

    Non tutti sono d’accordo sull’idea che pubblicare sul web possa agevolare il plagio. Infatti, è quasi sempre vero il contrario: pubblicare in rete dei contenuti copiati equivale a farsi “beccare” immediatamente, in quanto vi sono motori di ricerca comune (Google, Viriglio, Bing ed altri) e specifici che rendono impossibile tale azione. Chi si macchia di plagio lo fa contro se stesso e co n poca furbizia.

    E i contenuti che circolano nella Rete sono tutelati?

    Tutte le opere edite sul Web sono tutelate dalla normativa in materia di diritto d’autore. Alcuni dei materiali presenti su internet sono tutelati da licenze speziali (Creative Commons), che autorizzano utilizzi precisi e ben determinati.

    E cosa sono le licenze Creative Commons (CC)?

    Si tratta di licenze pubbliche e gratuite che permette a chi scrive e/o compie una ricerca di mantenere i diritti di utilizzazione economica delle loro creazioni; allo stesso tempo concedono agli utenti la licenza d’uso gratuita del loro lavoro (solo a determinate condizioni)

    Il contratto con gli editori.

    Si diceva all’inizio che per poter pubblicare un’opera non è necessario cedere proprio tutti i diritti di utilizzazione economica all’editore, anche se quasi tutti lo fanno (ma spesso a torto, tutelatevi!).

    Prima di firmare un qualsiasi contratto con un editore il nostro suggerimento è quello di farlo visionare da un esperto legale in materia.

    In conclusione, fate attenzione all’opera che volete realizzare: prima di mettere in piedi un contenuto pianificate il vostro progetto editoriale e soprattutto dotatevi di un buon obiettivo da raggiungere.

    E se dall’Università vi minacciano di non pubblicare la vostra tesi su altri supporti cartacei o digitali verificate se l’Ateneo, il vostro relatore, il vostro co-relatore e i vari attori della ricerca detengano o meno i diritti per farlo. E soprattutto verificate se voi stessi questo diritti li possedete realmente. (Fonte: nurse24.it)

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