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    Sentenza Cassazione: va pagato il tempo speso per indossare la divisa da lavoro.

    Sentenza Cassazione: va pagato il tempo speso per indossare la divisa da lavoro.

    Deve essere retribuito il tempo impiegato dal dipendente per indossare la divisa da lavoro. Il cambio d’abito, infatti, comporta una «spesa di energie messe a disposizione del datore di lavoro» che devono essere retribuite . Lo rileva la Cassazione che dopo anni di giurisprudenza controversa stabilisce che «al tempo impiegato dal lavoratore per indossare gli abiti da lavoro deve corrispondere una retribuzione aggiuntiva».

    In questo modo, la sezione Lavoro ha bocciato il ricorso di un’azienda della capitale, la Unilever Italia, che si rifiutava di riconoscere una paga aggiuntiva a tredici dipendenti per il cosiddetto ‘tempo tutà. Come ricostruisce la sentenza 19358, i lavoratori, citando in giudizio l’azienda, avevano fatto presente che per entrare nel perimetro aziendale dovevano transitare per un tornello apribile mediante tesserino magnetico di riconoscimento, quindi percorrere cento metri ed accedere allo spogliatoio, qui indossare la tenuta da lavoro effettuare una seconda timbratura del tesserino prima dell’inizio del lavoro.

    Una prassi che faceva lievitare il tempo e che costituiva una ‘messa a disposizionè delle proprie energie in favore del datore di lavoro per cui il tempo stesso doveva essere retribuito. Il Tribunale di Roma, inizialmente, aveva dato torto ai lavoratori, bocciando la loro richiesta di retribuzione di venti minuti giornalieri per 45 settimane. La Corte d’appello, nel dicembre 2005, aveva ribaltato il verdetto. La Cassazione, respingendo la protesta dell’azienda, ha stabilito che «nel rapporto di lavoro deve distinguersi una fase finale, che soddisfa direttamente l’interesse del datore di lavoro, e una fase preparatoria, relativa a prestazioni o attività accessorie e strumentali, da eseguire nell’ambito della disciplina d’impresa ed autonomamente esigibili dal datore di lavoro, il quale ad esempio può rifiutare la prestazione finale in difetto di quella preparatoria».

    Di conseguenza, concludono gli ‘ermellinì, «al tempo impiegato dal lavoratore per indossare gli abiti da lavoro deve corrispondere una retribuzione aggiuntiva». (Fonte: Adnkronos)

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  • Pubblicato da pietro bruzzone in 15 dicembre 2016, 15:06

    perchè non facciamo scrivere i contratti di lavoro agli "ermellini"
    che schifo!

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