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    • 18 APR 17
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    Selfie e foto negli ospedali, guai in vista per medici ed infermieri: rischiano il licenziamento.

    Selfie e foto negli ospedali, guai in vista per medici ed infermieri: rischiano il licenziamento.

    Talmente ovvio, che non ci dovrebbe essere bisogno di ribadirlo. Tuttavia, in una società dove apparire e  mostrarsi (o mostrare) sembra ormai essere diventato l’imperativo categorico a tutti i costi, a scanso di equivoci il Ministero della Salute ha lanciato un monito contro selfie e foto in ospedale. La circolare dal titolo “Diffusione di foto e video da parte di esercenti le professioni mediche realizzati all’interno di strutture sanitarie” è stata inviata alla Federazione degli ordini dei medici, agli infermieri e a tutti i professionisti della salute e non promette nulla di buono per chi non dovesse rispettarla: foto o selfie in quei contesti, peggio ancora se con pazienti e postate persino  sui social network, possono diventare giusta causa di licenziamento. Il Ministero sottolinea che «sono oramai frequenti le notizie di stampa che segnalano il dilagare del fenomeno della pubblicazione di fotografie e selfie sui social network scattate da parte di professionisti sanitari durante l’esercizio dell’attività lavorativa presso le corsie di ospedali e sale operatorie in strutture pubbliche e/o private, fino a sfociare in alcuni casi nella violazione della privacy del paziente». Già, perché «le attività di spettacolarizzazione mettono a rischio il rispetto della privacy del paziente compromettendo l’immagine degli stessi sanitari oltre che il rapporto di fiducia fra paziente e sistema sanitario nel suo complesso». Da qui l’invito a medici ed infermieri affinché rispettino l’etica professionale. Una circolare seguita da un’altra circolare, stavolta della Federazione degli Ordini dei Medici ai propri iscritti, ai quali viene ribadito: «Per un medico che ha prestato giuramento professionale appare inaudito realizzare simili comportamenti, che violano in modo gravissimo le regole della deontologia professionale». (Fonte: insanitas.it)

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