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    Rischio radiologico: 15 giorni di riposo al lordo di feste, sabato e domenica

    Rischio radiologico: 15 giorni di riposo al lordo di feste, sabato e domenica

    Il personale sottoposto al rischio di radiazioni ionizzanti è garantito un periodo di ferie aggiuntivo di 15 giorni da fruirsi in via continuativa; a partire dal 1° gennaio 1995 il congedo ordinario aggiuntivo di quindici giorni spetta ai tecnici sanitari di radiologia medica e ai medici specialisti in radio-diagnostica, radio-terapia, medicina nucleare e a quanti svolgono abitualmente la specifica attività professionale, in zona controllata. Tale periodo viene detto recupero biologico.

    Tuttavia, secondo una recente sentenza della Cassazione, tale periodo non va calcolato tenendo conto delle sole giornate lavorative e non dei giorni di calendario, ma vanno inseriti nel conteggio anche i giorni di riposo e delle festività che ricadono nei 15 giorni.

    Afferma dunque la Cassazione che il periodo di 15 giorni di ferie aggiuntive previsto dal CCNL assorbe le festività, i giorni domenicali ed il sabato (per coloro i quali prestano la propria attività in turni di 5 giorni settimanali) ricadenti in tale periodo. Infatti la norma del contratto collettivo prevede il beneficio di un ulteriore periodo feriale continuativo ed unitariamente stabilito, da computarsi secondo il calendario e senza fare riferimento ai soli giorni lavorativi.

    Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 21 maggio – 17 settembre 2015, n. 18221
    Presidente Macioce – Relatore Buffa

    Svolgimento del processo

    Con sentenza del 19.12.08, la corte d’appello di Torino, confermando la sentenza del 9.11.07 del tribunale di Pinerolo, ha riconosciuto il diritto di alcuni lavoratori, tecnici di radiologia medica, a fruire del periodo di congedo straordinario, per rischio radiologico, di 15 giorni di ferie aggiuntive da fruirsi in unica soluzione, ritenendo che detto periodo dovesse essere computato secondo il criterio delle giornate lavorative e non secondo il calendario, con esclusione pertanto dal computo dei giorni di riposo e delle festività.
    Avverso tale sentenza ricorre la Azienda ospedaliera, per un motivo illustrato da memoria, cui resistono i lavoratori con controricorso.

    Motivi della decisione

    Con unico motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 6 co. 5 del c.c.n.l. per il personale non dirigente del comparto Sanità parte normativa 1994-97 e parte economica 1994-95 del 1.9.05 e vizio di motivazione della sentenza impugnata, per aver assimilato erroneamente le ferie aggiuntive a quelle ordinarie.
    Il ricorso è fondato.
    La materia oggetto della presente controversia fu regolata originariamente dal cit. D.P.R., art. 36, recante lo stato giuridico dei dipendenti degli enti ospedalieri, il quale prevedeva che detto personale godesse di un congedo ordinario di durata massima di trenta giorni (comma 1), “aumentato di giorni 15 per il personale comunque sottoposto al rischio di radiazioni ionizzanti” (comma 5). Con la L. 23 dicembre 1994, n. 724 recante misure di razionalizzazione della finanza pubblica, nel capo dedicato alle disposizioni in materia sanitaria, fu previsto, per quanto qui rileva, che “a partire dal 1 gennaio 1995 il congedo ordinario aggiuntivo di quindici giorni spetta ai tecnici sanitari di radiologia medica e ai medici specialistici in radiodiagnostica, radio-terapia, medicina nucleare e a quanti svolgono abitualmente la specifica attività professionale, in zona controllata” (art. 5, comma 1). Tale periodo aggiuntivo di ferie fu esplicitamente qualificato di “recupero biologico” (comma 2).
    La Corte di merito ha assimilato il congedo aggiuntivo a quello ordinario. Considerato che quest’ultimo deve corrispondere ad un pari numero di giornate lavorative, unica essendo la natura dei due istituti, il giudice ha ritenuto che anche il congedo aggiuntivo debba essere riferito ad un numero di giornate di effettivo lavoro. In tal senso dovrebbe essere interpretata la disposizione dell’alt. 5, comma 6, del contratto collettivo 20.09.01 – che sotto la rubrica “indennità di rischio da radiazioni”, prevede che al personale esposto in modo permanente al rischio in questione competono, oltre l’indennità specifica, anche “15 giorni di ferie aggiuntive da fruirsi in una unica soluzione” – in quanto la stessa si sarebbe limitata a recepire la norma di legge.
    Tuttavia, alla luce della giurisprudenza di legittimità, questa interpretazione della norma collettiva non può essere ritenuta corretta, atteso che la Corte di cassazione, richiestane ai sensi del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 64, con la sentenza 16.12.09 n. 26364 ha statuito che la disposizione in questione va interpretata nel senso che “nel periodo di 15 giorni di ferie aggiuntive da usufruirsi in una unica soluzione, ivi previsto per il personale esposto al rischio radiologico, vanno ricompresi e restano quindi assorbiti le festività, i giorni domenicali e il sabato, per coloro i quali prestano servizio in turni di cinque giorni settimanali, ricadenti in tale periodo”.
    In forza di detta interpretazione, condivisa dalle successive sentenze di legittimità 23.9.10 n. 20139, 11.02.11 n. 3365, 15.02.11 n. 3748, e da 26.5.2014 n. 11714, il ricorso deve essere accolto.
    Può dunque affermasi che, in tema di ferie aggiuntive in favore di lavoratori sottoposti a rischio radiologico, l’art. 5, comma 6, del c.c.n.l. comparto sanità, secondo biennio economico 2000-2001, va interpretato nel senso che nel periodo di 15 giorni di ferie aggiuntive da usufruirsi in unica soluzione, ivi previsto per il personale esposto al rischio radiologico, vanno ricompresi e restano quindi assorbiti le festività, i giorni domenicali e il sabato, per coloro i quali prestano servizio in turni di cinque giorni settimanali, ricadenti in tale periodo, poiché la norma contrattuale contempla il beneficio di un ulteriore periodo feriale continuativo e unitariamente stabilito, da computarsi secondo il calendario e senza far riferimento ai giorni lavorativi.
    La sentenza impugnata va dunque cassata.
    Non essendo necessari altri accertamenti, la causa può essere decisa nel merito, con il rigetto della domanda introduttiva del giudizio.
    Le spese dell’intero giudizio possono essere compensate, essendosi consolidata l’interpretazione della norma contrattuale solo in epoca successiva rispetto alla data di proposizione del ricorso.

    P.Q.M.

    Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, rigetta la domanda introduttiva del giudizio; compensa le spese dell’intero giudizio. (Fonte: laleggepertutti)

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