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    • 29 AGO 17
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    Quando è possibile andare in congedo.

    Quando è possibile andare in congedo.

    Può succedere che, per un certo periodo, non si possa svolgere il proprio lavoro e le cause possono essere tante: malattia, infortunio, maternità, visite mediche, esigenze familiari o semplici contrattempi. Il problema si pone, però, quando la motivazione dell’assenza non rientra tra quelle ordinariamente indennizzabili, nel senso che non è previsto un periodo di congedo retribuito come per la maternità o per la malattia. A risolvere la questione interviene l’aspettativa. Si tratta di una sospensione del rapporto di lavoro, di solito non retribuita. In questo periodo, il dipendente mantiene il diritto al posto, pur non effettuando alcuna prestazione, anche per lunghi periodi. Vediamo di cosa si tratta e quando è possibile andare in congedo.

    Durante l’aspettativa il dipendente non lavora ma conserva il posto.

    Indice:

    Aspettativa per gravi motivi familiari

    Aspettativa per assistenza familiari con handicap

    Aspettativa per motivi personali

    Aspettativa per motivi di formazione

    Aspettativa per ricongiungimento con il coniuge all’estero

     Aspettativa per volontariato

    Aspettativa per cariche pubbliche

    Aspettativa per dottorato di ricerca

    Aspettativa per avviare un’impresa o un’attività professionale.

    Aspettativa per gravi motivi familiari:

    L’aspettativa in questione – non retribuita – è prevista dalla legge. Ha una durata massima di 2 anni nell’intero arco della vita lavorativa e il dipendente ne può fruire anche in modo frazionato. La si può chiedere per:

    morte di un familiare;

    cura ed assistenza di un familiare: il familiare in questione può essere il coniuge, i figli, i genitori, fratelli e sorelle, generi e nuore, suoceri, anche non conviventi; inoltre, possono essere considerati i portatori di handicap parenti o affini entro il terzo grado e i componenti della famiglia anagrafica (quindi, anche i conviventi e, in generale, le famiglie di fatto);

    grave disagio personale del lavoratore (diverso da una malattia).

    Il datore di lavoro non è obbligato a concedere l’aspettativa ma, se si rifiuta, deve spiegare le ragioni e, se il dipendente lo chiede, è tenuto a riesaminare l’istanza.

    Aspettativa per assistenza familiari con handicap:

    Anche questa tipologia di aspettativa è prevista dalla legge. Ha una durata massima di due anni nel corso della vita lavorativa ed è retribuita. Viene concessa quando il lavoratore deve assistere un prossimo congiunto affetto da handicap grave ai sensi della legge 104.

    Aspettativa per motivi personali:

    In questo caso, a prevedere l’aspettativa non è la legge ma i contratti collettivi, sia nel settore pubblico che in quello privato. Non è retribuita e la durata massima è di 12 mesi nell’arco della vita lavorativa (anche in modo frazionato). Il datore di lavoro o l’amministrazione la concedono solo se compatibile con l’organizzazione e le esigenze di servizio. Sono molti i casi in cui la legge o i contratti collettivi danno la possibilità di fruire dell’aspettativa

    Aspettativa per motivi di formazione:

    È un congedo non retribuito, previsto dalla legge, riservato a tutti i dipendenti, privati e pubblici, con almeno 5 anni di servizio continuativi nella stessa azienda o ente. La durata massima è di 11 mesi nell’arco della vita lavorativa, anche in modo frazionato, per:

    completare la scuola dell’obbligo;

    prendere il diploma, la laurea o altro titolo di studio secondario o universitario;

    partecipare ad attività formative non proposte o finanziate dal datore.

    Aspettativa per ricongiungimento con il coniuge all’estero:

    Questa forma di aspettativa non retribuita è prevista solo per i pubblici dipendenti che la chiedono quando il coniuge lavora all’estero, nel caso in cui l’amministrazione non possa trasferire il soggetto nel luogo in cui si trova il marito o la moglie.

    Aspettativa per volontariato:

    In questo caso non si hanno regole uniformi ma cambiano a seconda del contratto collettivo. Se, però, si fa volontariato per associazioni facenti parte dell’elenco dell’Agenzia di protezione civile la disciplina è univoca e la prevede la legge. Si tratta di un congedo retribuito che si può chiedere per:

    un massimo di 30 giorni di seguito e 90 giorni l’anno, per le attività di soccorso e assistenza in catastrofi e calamità, elevabili a 60 e 180 giornate in caso di emergenza nazionale;

    un massimo di 10 giorni di seguito e 30 giorni l’anno per le attività formative, di pianificazione e di simulazione delle emergenze.

    Aspettativa per cariche pubbliche:

    Questo tipo di congedo, non retribuito, è previsto dalla Costituzione. È concesso al lavoratore che sia stato eletto per svolgere i seguenti incarichi pubblici:

    membro del Parlamento europeo o nazionale (Camera o Senato);

    membro dell’ assemblea regionale;

    presidente di provincia;

    sindaco;

    presidente di consigli comunali , provinciali, circoscrizionali (comuni con oltre 500.000 abitanti), unioni di comuni, comunità montane;

    assessore comunale o provinciale;

    consigliere comunale, provinciale, di comunità montane e unioni di comuni. 

    Aspettativa per dottorato di ricerca:

    Il congedo può essere chiesto dal  dipendente che viene ammesso alla frequenza di un dottorato di ricerca, per tutta la durata dello stesso. Se si tratta di dipendente pubblico e non sono previste borse di studio, l’aspettativa è retribuita.

    Aspettativa per avviare un’impresa o un’attività professionale:

    L’aspettativa in questione, prevista dal Collegato Lavoro, non è retribuita e spetta ai lavoratori pubblici – per massimo 12 mesi nella vita lavorativa – che vogliano avviare un’attività in proprio, professionale o imprenditoriale. (Fonte: laleggepertutti.it)

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