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    • 21 NOV 16
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    Licenziamento per furto.

    Licenziamento per furto.

    Il furto minimo fa scattare il licenziamento? Una domanda che si sono posti molti giudici ed a cui sono state date risposte non sempre univoche. Una delle ultime sentenze è del Tribunale di Bari. Il giudice pugliese abbraccia una interpretazione rigorosa e intransigente alla norma che impone al lavoratore l’obbligo della fedeltà: fedeltà che verrebbe lesa nel caso di furto di oggetti, anche se di minimo valore, come ad esempio, tre litri di carburante dall’auto di servizio. Il senso della decisione è facilmente comprensibile: è legittimo mettere in dubbio la correttezza del dipendente in caso di furto anche quando il danno procurato all’azienda è minimo o insignificante. La sentenza in commento ha il pregio di sottolineare un altro aspetto rilevante: il licenziamento non viene meno neanche se il procedimento penale a carico del lavoratore si chiude con l’archiviazione per «particolare tenuità del fatto». Non è infatti l’entità del danno a cambiare le carte in tavola: il licenziamento è proporzionato al comportamento del dipendente, a prescindere dall’applicazione, nel procedimento penale, della causa di giustificazione della «particolare tenuità del fatto» che, come noto, comporta la non punizione del colpevole per reati (tra cui il furto) puniti con pena pecuniaria o detentiva fino a cinque anni. Bisogna infatti tenere conto delle ripercussioni della condotta sul rapporto di lavoro: non viene difficile immaginare la perdita di fiducia che il lavoratore potrebbe subìre a causa di una condotta di tale tipo. Anche la Cassazione, in passato, ha fornito la medesima interpretazione: secondo i giudici supremi, verifica della proporzionalità tra fatto addebitato e recesso (in caso di licenziamento per giusta causa) non viene in rilievo la speciale tenuità del danno patrimoniale, ma la ripercussione del fatto posto in essere dal dipendente sul rapporto di lavoro. Addirittura secondo la Corte, integra un’ipotesi di violazione rilevante dell’obbligo di fedeltà del lavoratore – ed è causa di licenziamento – la sua presenza sul luogo in cui si è verificato un furto di materiale di proprietà del datore di lavoro. Anche se il lavoratore non ha concretamente partecipato all’azione delittuosa, l’aver mantenuto oscuri rapporti con le persone coinvolte nella sottrazione è condotta sufficiente a far venir meno il vincolo di fiducia con l’azienda. Per trovare un precedente di segno opposto bisogna risalire al 1999, quando la Cassazione ha avuto modo di chiarire che la sottrazione dei beni aziendali di modico valore non integra gli estremi della giusta causa o del giustificato motivo soggettivo di licenziamento, in quanto il fatto commesso non riveste il carattere di grave negazione degli elementi costitutivi del rapporto lavorativo, in particolare della fiducia; ne deriva che il licenziamento inflitto dal datore di lavoro al dipendente responsabile del furto costituisce una sanzione sproporzionata rispetto al fatto commesso, tanto più se al lavoratore non siano stati mossi addebiti analoghi in precedenza e se le mansioni svolte richiedano un minimo di affidabilità. (Fonte: laleggepertutti.it)

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