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    • 27 FEB 18
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    Legge 104: tre giorni di permesso anche col part-time.

    Legge 104: tre giorni di permesso anche col part-time.

    Anche al lavoratore che osserva un orario di lavoro part-time (verticale) va riconosciuto il diritto a usufruire dei tre giorni di permesso al mese riconosciuti dall’art. 33, comma 3, della legge n. 104/1992, nonchè il correlato diritto a percepire la relativa indennità a carico dell’Inps.
    La misura, infatti, non è comprimibile e va riconosciuta in maniera analoga a quella del lavoratore a tempo pieno avendo, sostanzialmente, la finalità di tutelare la salute psico-fisica del disabile quale diritto fondamentale dell’individuo tutelato dall’art. 32 Cost., sia come singolo che nelle formazioni sociali (art. 2 Cost.). Lo ha precisato la Corte di Cassazione, sezione lavoro, nella sentenza n. 4069/2018.
    La vicenda
    Innanzi al Collegio ricorre l’Inps (assieme alla datrice di lavoro), avverso la sentenza che aveva riconosciuto il diritto di una dipendente di Poste Italiane, con orario part-time verticale (dalle 8,30 alle 14,30 dal lunedì al giovedì), a usufruire dei tre giorni al mese  ex art 33, comma 3, L. n. 104/1992 e a percepire la relativa indennità a carico dell’Istituto.  La lavoratrice aveva lamentato in sede di merito come il datore di lavoro avesse riproporzionato, in considerazione del part-time verticale, da tre a due il numero di giorni di permesso mensili spettanti, sebbene già con precedente sentenza, passata in giudicato, il Tribunale avesse riconosciuto il suo diritto a fruire di tre giorni, con condanna del datore al risarcimento del danno (in relazione al periodo 2001-2009).
    Nella sua decisione, la Corte d’Appello ha evidenziato come dal 2009 fosse divenuto l’Inps l’istituto deputato al riconoscimento dei permessi e che Poste, in base a quanto precisato dall’Istituto con circolare 133/2000, aveva ridotto il numero dei permessi a due. 
    Per la Corte territoriale, correttamente il Tribunale, in mancanza di una norma espressa, aveva fatto ricorso al principio di non discriminazione di cui ex art. 4, d.lgs. n 61/2000 inoltre, per i giudici, la mancata previsione di detti permessi nell’elenco di cui alla lettera a) del comma 2 non sarebbe stata dirimente atteso che tale norma era costituita da due parti di cui la prima enunciava il principio di equiparazione dei diritti e la seconda parte conteneva un elenco non tassativo. (Fonte: studiocataldi.it)
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