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    • 13 MAR 17
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    Lavoro in aziende sanitarie, il riposo Ue delle 11 ore giornaliere resta un miraggio.

    Lavoro in aziende sanitarie, il riposo Ue delle 11 ore giornaliere resta un miraggio.

    Orario di lavoro Ue, in più di un’azienda sanitaria su due le 11 ore di riposo sono un miraggio. Il Report Fiaso.
    Il «riposo Ue» delle 11 ore giornaliere previsto dalle nuove norme comunitarie sull’orario di lavoro resta un miraggio in oltre metà delle aziende sanitarie (55%). Mentre per il 16% le maggiori criticità si sono concentrate nella giornata di riposo settimanale e per il 18% nel limite orario delle 48 ore settimanali. Sale operatorie, servizi d’emergenza e terapie intensive sono le aree in maggiore difficoltà. Nel 40% delle aziende, le nuove norme sono state applicate a scapito delle attività di formazione dei medici, anche se un’azienda su quattro ha incrementato la formazione a distanza. E circa il 35% dei dipendenti è stato costretto a procrastinare le ferie, mentre le riunioni di lavoro sono state ridotte nel 50% dei casi. Sono queste le principali criticità riscontrate dall’indagine condotta dall’Osservatorio Fiaso – in collaborazione con il Cergas Bocconi – sulle politiche del personale nelle Aziende del Ssn, che ha valutato l’impatto della legge 161/2014 su 55 aziende sanitarie di 13 Regioni, a un anno di distanza dall’entrata in vigore delle nuove regole. Tra le problematiche emerse, anche una forte eterogeneità nell’interpretazione e nelle concrete modalità applicative della legge. Con la conseguenza di trattamenti iniqui o comunque diversi per le stesse tipologie di dipendenti, anche in contesti territoriali limitrofi. Altre decise lacune sono state rilevate per figure in possesso di competenze specialistiche approfondite (ad esempio gli addetti di trapiantologia), per i quali quindi il rispetto delle 11 ore di riposo giornaliero è particolarmente complesso. E per operatori che, per effetto di accordi e convenzioni con altri enti, svolgono attività all’esterno della struttura ospedaliera (Università, libera professione). Ma secondo il Report Fiaso, non sono tutte spine. In compenso infatti i nuovi obblighi – applicati in un contesto già reso fragile da blocco del turnover, stallo contrattuale, riduzione del numero di incarichi di struttura e invecchiamento degli organici aziendali – non hanno prodotto il temuto «collasso». E in quasi tutte le realtà sono state effettuate attività di verifica della turnistica e delle sequenze orarie oltre che di monitoraggio delle timbrature effettuate dal personale. «Nel complesso le Aziende, grazie anche a un grande sforzo organizzativo e al sacrificio degli operatori – spiega il presidente della Fiaso, Francesco Ripa di Meana – hanno assicurato la tenuta del sistema senza intaccare nella sostanza i servizi erogati. Questo a breve termine. Ma con le risorse attuali nel medio periodo è ragionevole aspettarsi che le criticità emergano in tutta la loro portata. Desta infatti preoccupazione la riduzione delle attività formative, dei gruppi di lavoro, degli incontri di dipartimento e di servizio, nonché della promozione del benessere sul posto di lavoro dei dipendenti. In particolare quelli più anziani». La ricerca Fiaso sottolinea che per il momento non si è riscontrato un significativo allungamento delle liste d’attesa, se non nel 2% dei casi, trascurabile nel 40% e inesistente in quasi il 60% delle Aziende. Stesso discorso per le prestazioni sanitarie erogate da Asl e ospedali, che non hanno subito nessun taglio nel 60% dei casi, mentre in poco meno del 40% delle Aziende la riduzione c’è stata ma trascurabile, con una criticità più marcata rilevata solo nell’1% dei casi. C’è chi si riorganizza. In qualche caso per far fronte all’applicazione dell’orario Ue è stato sufficiente riorganizzare le modalità di lavoro. Un’Azienda su quattro ha sviluppato modelli innovativi di turnistica, soprattutto per il personale del comparto, ossia infermieri, tecnici e amministrativi. Sono stati introdotti “il turno a 12 ore”, l’uniformazione del turno notturno a 11 ore, la suddivisione in due turni della pronta disponibilità o, ancora, “l’inversione inizio turno del turno in quinta h24”. Che di norma comporta periodi di riposo di 48 e più ore dopo turni “lunghi”, periodi che sono stati invece ridotti, ma senza intaccare il monte ore di riposo complessivo. Sempre un quarto delle Aziende ha riorganizzato anche i turni della dirigenza, introducendo guardie interdivisionali, sostituendo i turni di pronta disponibilità con la presenza attiva o al contrario trasformando la disponibilità in presenza sul posto. Più in generale il 42% delle Aziende ha riorganizzato il lavoro del personale del comparto, attraverso strumenti come “la riorganizzazione delle risorse umane su base dipartimentale” o la “revisione del piano di reperibilità”. Stessa cosa è accaduta nel 32% dei casi per la dirigenza. In diversi casi la riorganizzazione è avvenuta a livello interaziendale, attraverso l’istituzione di dipartimenti e strutture complesse tra più Aziende, l’unificazione di servizi amministrativi e della laboratoristica, le convenzioni con altre Asl e la telerefertazione diagnostica o la concentrazione su area metropolitana di servizi come centri trasfusionali, laboratori, radiologie. E chi sceglie di assumere (poco). In altri casi sono stati incrementati gli organici: un 20% delle Aziende è ricorsa all’assunzione tra i 10 e i 40 dipendenti a tempo indeterminato. Altrettante hanno assunto al massimo 40 dipendenti a tempo determinato. Poche quelle che sono potute andare oltre le 40 assunzioni, mentre solo un’Azienda su otto ha finito per assumere nuovi dirigenti. Ma al netto delle “toppe” e della tragedia scampata, «la situazione è comunque al limite – conclude Ripa di Meana – e non è immaginabile che il sistema continui a reggere con soluzioni tampone. Serve un approccio organico sul fronte normativo e contrattuale che in sei mesi affronti e sciolga i nodi irrisolti sul personale del Ssn offrendo così certezza e serenità all’intero settore sanitario». Aziende in cerca di deroghe. Le proposte di Fiaso sono orientate verso una serie di deroghe: per i responsabili di struttura e gli incarichi dirigenziali di elevata  professionalità e per servizi ad alta specializzazione  che non possono essere delegate ad altre figure professionali. E per realtà come gli ospedali di prossimità a organici ridotti, secondo Fiaso sarebbe opportuno ridurre a 8 ore il riposo giornaliero. Tra le altre misure richieste dalla federazione, «la non responsabilità per l’Azienda sanitaria di controllare e considerare le attività che non sono programmate né controllabili dall’Azienda stessa; prevedere una “franchigia” di ore annuale per svolgere attività di formazione, riunioni di servizio; la previsione di deroghe specifiche a tutela di servizi ritenuti di interesse pubblico; la previsione di eccezioni per le attività specialistiche non programmabili o che richiedono il contributo di competenze a bassa fungibilità». Insomma, il giusto orario di lavoro sarebbe un diritto per tutti gli operatori della sanità, per tutelare la loro salute, ma anche e soprattutto la sicurezza delle cure. Eppure le «eccezioni» proposte dai vertici aziendali – che possono contare su spazi di manovra limitati e sono alle prese con vincoli di bilancio sempre più stringenti – sembrano così stratificate che per il settore sanitario servirebbe quasi un’altra legge, anche biologica, sul riposo necessario a corpo e mente. (Fonte: Ilsole24ore – 2.aforp.it)

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