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    • 04 MAG 17
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    Lavoratore in nero: cosa rischia il dipendente.

    Lavoratore in nero: cosa rischia il dipendente.

    Cosa si rischia a lavorare in nero? Una domanda che, purtroppo, ci si fa spesso quando si accetta – per necessità e non certo per complicità con il datore di lavoro – un posto di lavoro irregolare, ossia non denunciato all’ufficio del lavoro, con pagamento di retribuzioni senza applicazione del contratto collettivo, ma soprattutto senza contributi e altre indennità previste per legge. Con non poca sorpresa, a ben vedere, si scopre che le conseguenze negative per il dipendente non sono meno gravi di quelle per l’azienda. E a ricordarlo è una recente sentenza della Cassazione che fa il punto della situazione sul lavoro in nero e sui rischi per il dipendente. Ma procediamo con ordine.

    Non c’è bisogno di ricordare le sanzioni che rischia il datore di lavoro nel caso di lavoratore non “denunciato” all’ufficio competente. Si tratta di conseguenze economiche di non poco conto che, però, richiedono sempre l’intervento degli ispettori. Se le autorità non effettuano alcun accesso in azienda e conseguente accertamento, la situazione irregolare continua a permanere impunemente. Invece, per il dipendente, le conseguenze del lavoro in nero sono immediate e automatiche. La prima di queste è che il lavoratore, benché accampi comunque il diritto a essere regolarmente retribuito nonostante la situazione di irregolarità, non ha invece la possibilità di chiedere all’Inail il risarcimento per il cosiddetto infortunio in itinere (ossia quello che si verifica nel percorso casa-lavoro). Inoltre, in caso di cessione dell’attività da una società a un’altra non ha il diritto a proseguire il lavoro presso la nuova azienda come invece la legge prescrive.

    C’è poi il capitolo penale: il dipendente in nero che, risultando formalmente disoccupato pur prestando lavoro irregolare, percepisca l’assegno di disoccupazione commette il reato di «falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico», nel dichiarare il proprio stato di disoccupato all’Inps. La pena consiste nella reclusione fino a 2 anni. Inoltre, per aver indebitamente percepito erogazioni ai danni dello Stato, si rischia, oltre alla restituzione di tutte le somme percepite a titolo di Naspi dall’Inps, la reclusione da sei mesi a tre anni.

    Quantomeno il lavoratore in nero non rischia lo stipendio: questo gli deve essere comunque versato dall’azienda e, se ciò non avviene, è diritto del dipendente agire in causa contro il datore per ottenere tali differenze retributive. Il codice civile infatti stabilisce che la nullità o l’annullamento del contratto di lavoro non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione (salvo che la nullità derivi dall’illiceità dell’oggetto o della causa). Con la conseguenza che, anche se viene accertata l’irregolarità della prestazione lavorativa, perché non denunciata al centro per l’impiego, il dipendente in nero può ugualmente agire davanti al giudice per ottenere il versamento delle buste paga.

    Cosa rischia il dipendente in nero se fa causa all’azienda? Nulla, sotto il profilo amministrativo o penale. Difatti, come abbiamo visto, le conseguenze del lavoro irregolare per il dipendente si limitano solo all’aspetto civile (impossibilità di chiedere il risarcimento all’Inail per l’infortunio e di ottenere l’assunzione dalla nuova società in caso di trasferimento del ramo d’azienda o dell’intera attività); invece le conseguenze penali sono confinate al solo in caso di indebita percezione dell’assegno di disoccupazione (questione tuttavia che non può essere accertata dal giudice civile chiamato invece a condannare l’azienda al pagamento degli arretrati). Per cui, anche se ha lavorato in nero, il dipendente può ben far causa all’azienda senza subire pregiudizi. (Fonte: laleggepertutti.it)

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