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    • 21 SET 17
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    La divisa in sanità. Abbigliamento del personale.

    La divisa in sanità. Abbigliamento del personale.

    Abbigliamento degli Infermieri e OSS

    La figura dell’Infermiere in Italia e nel mondo è sempre più importante. Tra le sue responsabilità vi è anche quella di curare dettagliatamente l’immagine personale al fine di garantire il rispetto delle norme igieniche e il riconoscimento del ruolo. La stessa cosa vale per gli Operatori Socio Sanitari, figure tecniche di supporto degli Infermieri per eccellenza.

    Esistono tutt’oggi molti stereotipi legati alla figura dell’infermiere nell’immaginario collettivo, innumerevoli convinzioni che intralciano il meritato riconoscimento sociale di una professione che rappresenta un elemento cardine nel funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale e, più in generale, è indiscussa coprotagonista nel sistema salute.

    L’abbigliamento permette il riconoscimento degli operatori
    I mille colori della sanità

    In questa trattazione ci soffermeremo sull’immagine estetica di questo professionista, considerando che al fianco della figura del professionista c’è quella del tecnico, ovvero dell’Operatore Socio Sanitario, il più stretto collaboratore dell’Infermiere.

    All’interno di una struttura ospedaliera o di qualunque altro ente promuovente la salute del cittadino, oltre alle competenze tecniche e sempre più aggiornate che ci si aspetta dall’infermiere, l’impatto visivo che il paziente ha nel momento in cui entra in contatto con il mondo della sanità non è da trascurare.

    L’aspetto del personale sanitario e socio-sanitario è un elemento molto importante che contribuisce all’immagine di competenza dell’azienda e supporta la fiducia degli utenti nei servizi erogati.

    La divisa ha un ruolo importante nella percezione che il pubblico ha degli operatori sanitari; l’utente individua la divisa come un importante fattore di riconoscimento del ruolo, come un elemento che contribuisce a creare un rapporto di fiducia tra operatore e colui che accede alle cure.

    Le evidenze disponibili suggeriscono che, al primo contatto, i pazienti e la gente comune valutano la competenza utilizzando come metro di giudizio l’immagine che il professionista offre. I pazienti desiderano conoscere chi si sta prendendo cura di loro e pretendono che l’aspetto e l’apparenza possano aiutarli ad identificare l’operatore (HP Loveday et al., 2007).

    L’infermiere, durante il turno di lavoro, ha l’obbligo di indossare la divisa completa di calzature e riferita al profilo professionale di appartenenza, della quale ha completa responsabilità per ciò che concerne corretta tenuta e gestione; è vietato indossare una divisa non riferita al profilo professionale, fatto eccezione per soggetti allergici con autorizzazione. Lo stesso obbligo di attenzione alla divisa ce l’ha l’OSS. Le divise devono essere chiaramente ed evidentemente differenti, in modo da permettere agli altri professionisti della salute, ai pazienti e ai parenti di riconoscere immediatamente il ruolo di ognuno.

    Le varie funzioni che la divisa assolve

    rappresenta verso l’esterno e verso l’interno gli operatori dell’Azienda ed è pertanto elemento distintivo di appartenenza alla stessa;

    permette di distinguere l’identità professionale e quella personale (quest’ultima viene individuata attraverso l’apposito badge identificativo);

    consente la protezione del dipendente durante lo svolgimento dell’attività assistenziale;

    va utilizzata conformemente alle specifiche norme igieniche dato che può costituire veicolo di diffusione di microrganismi.

    L’Infermiere, come pure l’OSS, dovrebbe cambiare la divisa ad ogni turno o se visibilmente macchiata e sporca di materiale organico, per ridurre il rischio infettivo e per non pregiudicare la fiducia del paziente.

    Un insieme di evidenze ottenute da studi sperimentali e clinici di piccole dimensioni mostrano che le divise possono essere contaminate da batteri potenzialmente patogeni, inclusi lo Stafilococco aureus, Clostridium difficile ed Enterococchi e che questa contaminazione aumenta progressivamente durante l’attività clinica (Pratt et al 2007). La contaminazione massima si ha nelle aree che sono maggiormente a contatto con le mani per esempio le tasche e i polsini, (Babbo,1983; Wong 1991; Loh 2000, Wilson 2007), zone che possono potenzialmente causare la ricontaminazione delle mani già lavate.

    Per tale motivo, generalmente, vengono utilizzate divise a maniche corte e senza polsini.

    Sebbene sia stato ipotizzato che le divise possano agire come serbatoi o veicoli di trasmissione delle infezioni in ospedale, non ci sono studi attualmente disponibili che dimostrino la trasmissione di microorganismi dalla divisa ai pazienti (Pratt et al. 2007).

    Solo uno studio ha dimostrato una relazione di causa effetto tra indumenti contaminati e infezioni correlate all’assistenza; in questo caso il livello di contaminazione elevato degli abiti dipendeva dai sistemi di lavaggio piuttosto che dalla pratica assistenziale.

    Cartellino di riconoscimento dell’operatore sanitario

    L’infermiere, durante l’orario di lavoro, deve indossare chiari strumenti di riconoscimento, per questo necessita di esporre sulla divisa un tesserino di riconoscimento come disposto dal D.Lgs 150/2009, contenete nome, cognome, qualifica, unità operativa di appartenenza e/o matricola; il cartellino deve essere portato sempre ed obbligatoriamente in modo che sia ben visibile agli utenti, perché questi ultimi desiderano conoscere chi si sta prendendo cura di loro e pretendono che l’aspetto e l’apparenza possano aiutarli ad identificare l’operatore (HP Loveday, JA Wilson, PN Hoffman, RJ Pratt; r 2007). Inutile ripetere che la stessa identica cosa vale per l’Operatore Socio-Sanitario.

    Fanno parte della divisa anche le calzature che devono rispettare criteri contenuti nelle norme UNI EN ISO; devono essere chiuse o comunque dotate sulla parte posteriore di idoneo sistema (permanente e non removibile) che garantisca in maniera stabile il contenimento del piede durante l’attività, avere la suola antiscivolo e con ottimo coefficiente di aderenza, tacco basso, chiusura regolabile possibilmente con sistema velcro, peso contenuto, tomaia senza fori, sottopiede in cuoio o altro materiale con potere di assorbimento del sudore; materiali, conformazione o sistemi tali da favorire la traspirazione.

    La divisa va indossata in tutte le sue parti secondo le indicazioni fornite per ogni figura professionale e per area di attività, non deve essere utilizzata fuori dall’orario di lavoro (per esempio quando si accede in mensa), non deve essere soggetta a modifiche e non può essere portata a domicilio.

    È responsabilità dell’infermiere curare dettagliatamente l’immagine personale al fine di garantire il rispetto delle norme igieniche. È opportuno che le infermiere portino i capelli legati in una pettinatura che non richieda continui aggiustamenti con le mani e che gli uomini mantengano la barba corta e ben curata.

    Numerosi studi hanno dimostrato che l’area sub-ungueale della mano è una zona ad alta concentrazione batterica, colonizzata più frequentemente da Stafilococchi coagulase negativi, bacilli gram negativi incluso lo Pseudomonas spp, Corynebacteria.

    Lo smalto per unghie appena applicato non determina un aumento di patogeni, mentre l’aumento di patogeni si rileva allorquando lo smalto risulti essere scheggiato, forse per la facilità dei microorganismi di annidarsi fra le soluzioni di continuo dello smalto stesso.

    Un corpo di evidenze in continua crescita dimostra che le unghie artificiali contribuiscono alla trasmissione di agenti patogeni durate la pratica assistenziale. Il 92% delle unghie artificiali risulta contaminata rispetto ad un 65% di unghie naturali; il 50% delle unghie artificiali risulta contaminata da lieviti rispetto al 13% di unghie naturali; batteri gram negativi sono stati isolati nel 47% di unghie artificiali, rispetto al 17% di unghie naturali (Hedderwick et al., 2000).

    Sia prima che dopo il lavaggio delle mani o disinfezione con gel a base alcolica, gli operatori che portano unghie artificiali, hanno maggiori probabilità di essere portatori di patogeni gram negativi sulle loro dita rispetto a coloro che hanno unghie naturali; operatori sanitari con unghie artificiali, sono stati coinvolti in focolai epidemici causati da bacilli gram negativi e funghi, verificatisi in terapia intensiva, dialisi e sala operatoria (Gordin et al., 2007, Parry et al., 2001; Moolenaar et al., 2000).

    Unghie lunghe appuntite sia naturali che artificiali, possono lesionare i guanti e limitare le pratiche di igiene delle mani. Le evidenze raccomandano che gli operatori non devono portare unghie artificiali o con gel artificiali quando erogano assistenza diretta (CDC, 2003) e le unghie naturali dovrebbero essere a 0.5 cm (livello II) (WHO, 2009). Anche i gioielli al polso ad alle mani possono essere rifugio di microrganismi e possono ridurre la compliance al protocollo di igiene delle mani, inoltre rendono difficile indossare i guanti facilitando la formazione di abrasioni e lesioni degli stessi.

    L’infermiere non dovrebbe indossare collane e/o orecchini, perché questi possono essere pericolosi per sé stessi e per pazienti confusi che più o meno volontariamente, potrebbero tirarli.

    Quali sono gli ausili tecnici che l’infermiere porta con sé (alcuni dei quali sono caratteristici anche degli OSS)?

    Quando si è in turno, sembra di non avere mai materiale a disposizione e che quello che si possiede non sia abbastanza, pensando sempre “avrei potuto metterlo in tasca”, “mi sarebbe proprio utile ora”, “domani devo prenderlo”.

    Ecco un elenco del materiale utile o consigliato:

    penne di colore vario (blu, nera, rossa), matita, gomma, evidenziatori, pennarello indelebile e non (tutto per scrivere, evidenziare, ricordare, identificare farmaci all’interno di soluzioni etc.), penna dermografica;

    laccio emostatico (non per gli OSS);

    forbici dalla punta arrotondata, in modo da ridurre il rischio di creare lesioni durante l’utilizzo;

    termometro;

    fonendoscopio personale;

    saturimetro tascabile;

    tappi di vari modelli per terminare infusioni (non per gli OSS);

    piccola torcia (per valutare reattività pupillare, per non disturbare i pazienti durante le ore notturne, etc.);

    orologio tascabile (utile per valutare la frequenza respiratoria o quella cardiaca, esiste anche in formato spilla da appendere alla divisa);

    calcolatrice (utile specialmente nei reparti dove è essenziale procedere periodicamente al conteggio del bilancio idrico o dove i calcoli delle dosi sono particolarmente complessi);

    metro o fascia numerata per valutare i cm delle lesioni da pressione, gli stati edematosi, per studiare gli ECG, tra cui ampiezza delle onde ed altro (non per gli OSS).

    Esistono organizer da tasca, molto utili per il materiale infermieristico sopra elencato, che possono contenere anche garze sterili e non, bende, cerotti, aghi e altro ancora. (Fonte: www.nurse24.it)

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