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    • 04 GEN 16
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    Il lavoro notturno: durata, obblighi ed esoneri.

    Il lavoro notturno: durata, obblighi ed esoneri.

    Si parla di lavoro notturno tutte le volte in cui l’attività lavorativa viene svolta nell’arco di tempo di almeno 7 ore consecutive nell’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino. Per esempio, rientra nel lavoro notturno quello svolto tra le 24 e le 7, tra le 23 e le 6, oppure tra le 22 e le 5.   In mancanza della disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno chi svolge per almeno 3 ore lavoro di notte per un minimo di 80 giorni lavorativi all’anno.

    Limiti di durata

    L’orario di lavoro notturno, in generale, non può superare le 8 ore in media nell’arco delle 24 ore. Tale limite costituisce una media fra ore lavorate e non lavorate pari ad 1/3 (8/24), che, in mancanza di un’esplicita previsione normativa, può essere applicato su di un periodo di riferimento pari alla settimana lavorativa. Nel computo della media su cui calcolare il limite delle 8 ore non si deve tener conto del periodo di riposo minimo settimanale quando questo ricade nell’arco temporale di riferimento stabilito dai contratti collettivi.

    Obbligo del lavoratore

    Il lavoratore non può rifiutare il lavoro notturno salvo per ragioni di salute accertate dalle competenti strutture sanitarie pubbliche. Se sussiste detta condizione, è possibile trasferire il lavoratore al lavoro diurno, sempre che sia disponibile un posto di lavoro per mansioni equivalenti. In mancanza, il datore di lavoro può licenziare il lavotatore.

    Non sono inoltre obbligati a prestare lavoro notturno:

    – la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa; stesso discorso vale per i genitori adottivi o affidatari nei primi tre anni dall’ingresso del minore in famiglia e comunque non oltre il dodicesimo anno di età;

    – la lavoratrice o il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a dodici anni;

    – la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile.

    Ulteriori esclusioni possono essere disposte dai contratti collettivi. 

    Controlli sanitari

    Il datore di lavoro deve valutare lo stato di salute dei lavoratori notturni attraverso controlli preventivi e periodici (almeno ogni 2 anni) a suo carico, effettuati dalle strutture sanitarie pubbliche o dal medico competente e diretti a verificare l’assenza di controindicazioni a tale tipologia di lavoro. In ogni caso il datore di lavoro non può adibire il dipendente al lavoro notturno se prima non ha consultato le RSA (se costituite) aderenti alle organizzazioni firmatarie del contratto collettivo applicato, oppure, in mancanza, le organizzazioni territoriali dei lavoratori. La consultazione va effettuata e conclusa entro 7 giorni.

    Maggiorazione retributiva sulla busta paga

    Al lavoratore notturno è dovuta una maggiorazione retributiva così calcolata:

    – per il lavoro non compreso in turni: 40%

    – per il lavoro a turni: 30%.

    Tali percentuali vanno calcolate sulla retribuzione mensile di fatto (minimo + ex indennità di contingenza + scatti di anzianità + superminimi + aumenti individuali) divisa 173. (Fonte: laleggepertutti)

     

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