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    • 18 FEB 17
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    Furbetti del cartellino ora licenziabili, via libera del governo.

    Furbetti del cartellino ora licenziabili, via libera del governo.

    I furbetti del cartellino sono licenziabili. Scatta il semaforo verde in Consiglio dei ministri alla riforma della Pubblica Amministrazione. A separare il governo dal traguardo, dopo una lunga e faticosa maratona, solo alcune incertezze. Mentre i decreti bis sulle società partecipate, i furbetti del cartellino e i licenziamenti sono stati avviati, vanno alla prossima settimana quelli sui dirigenti medici delle Asl. Il primo e forte segnale, dunque, va ai dipendenti infedeli che utilizzano i badge per una “striciata” simulando l’ingresso al posto di lavoro mentre tornano alle proprie faccende private. Ora nel giro di 30 giorni saranno licenziati in presenza di abusi provati.
    Secondo tema quello delle spa in capo agli Enti locali, che risponde e tiene conto della sentenza della Consulta che prevede l’intesa con le Regioni: sono state ritoccate le scadenze per la sforbiciata alle partecipate. Così come è saltata la short-list da cui i presidenti di Regione devono pescare i manager della sanità. Nulla è invece cambiato per le espulsioni lampo riservate a chi trucca le presenze sul posto di lavoro pubblico, un atto che porterà in tempi certi e brevi, un mese, i furbetti alla porta. L’aria, infatti, è cambiata: secondo i dati del ministero nel 2015 sono stati 280 i lavoratori licenziati complessivamente (e al netto dei cartellini “truccati”), in crescita di quasi un quarto rispetto all’anno prima. La gran parte (108) ha interessato gli assenteisti. Probabilmente l’annuncio della stretta si è fatto sentire, anche se la sanzione massima prevista viene applicata solo ad una piccola parte dei procedimenti disciplinari aperti (oltre 8mila). Queste le novità del pacchetto Madia, che, con tutta probabilità, sarà diviso in due diversi Cdm, posto che la riforma degli statali deve essere presentata entro il 28 febbraio.
    Partecipate, tagli entro giugno. Entro il 30 giugno gli enti pubblici dovranno presentare dei piani in cui mettere nero su bianco le partecipazioni da eliminare perché fuori dai nuovi target (fatturato sotto un milione di euro, più amministratori che dipendenti). Rispetto al testo originario, entrato in vigore a settembre, c’è una proroga di tre mesi, per venire incontro alle richieste delle Regioni che probabilmente non hanno molta voglia di tagliare i propri rami e che verranno maggiormente coinvolte nelle decisioni. A loro viene affidata la facoltà di escludere le partecipazioni regionali dall’ambito di applicabilità del decreto “in ragione di precise finalità pubbliche”. C’è anche un ammorbidimento della regola sull’amministratore unico, non sarà un decreto a stabilire quando derogare e fare un cda, ma basterà una delibera, seppure motivata, dell’assemblea. Più tempo anche per adeguare gli statuti alle novità, fino al 31 luglio. Non è stato invece toccato il tetto di 1 milione di fatturato, nella media del triennio, sotto il quale scattano le forbici sugli organismi partecipati. (Fonte: repubblica.it)

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