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    • 08 APR 16
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    Documento di posizione SICI-GISE sugli standard  e linee guida per i laboratori di diagnostica  e interventistica cardiovascolare.

    Documento di posizione SICI-GISE sugli standard e linee guida per i laboratori di diagnostica e interventistica cardiovascolare.

    Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un profondo cambiamento delle caratteristiche dei laboratori di emodinamica, attualmente meglio identificabili con la denominazione di laboratori di diagnostica e terapia cardiovascolare invasiva. I laboratori sono diventati la sede per il trattamento endovascolare della cardiopatia ischemica, in particolare nelle sue manifestazioni cliniche acute e croniche, per il trattamento delle cardiopatie strutturali e della patologia vascolare periferica. L’evoluzione tecnologica, farmacologica ed organizzativa ha reso possibile risultati ottimali anche in pazienti ad elevata complessità clinica.

    L’evidenza dei benefici offerti dalla rivascolarizzazione percutanea, rispettivamente nelle sindromi coronariche acute (SCA)1,2, sia in presenza (SCA-STE) che in assenza di sopraslivellamento del tratto ST (SCA-NSTE)3, e nei pazienti con angina stabile con procedure interventistiche eseguite nel corso del primo esame diagnostico, cosiddetta angioplastica coronarica (PCI) ad hoc, ha contribuito ad incrementare in maniera considerevole la domanda di indagini diagnostiche e di procedure interventistiche coronariche percutanee. Questo ha comportato un aumento del numero dei laboratori di emodinamica, sedi privilegiate per il trattamento tempestivo delle SCA ed in particolare delle SCA-STE, pur rimanendo l’accesso a procedure in regime di emergenza ancora inadeguato in alcune aree del Paese. L’implementazione delle reti di trattamento dell’infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI) in alcune regioni in cui tale organizzazione risulta ancora inadeguata, attraverso la spinta culturale di progetti come quello denominato “Stent For Life” ed il miglioramento delle reti esistenti, ha permesso di aumentare il numero di angioplastiche primarie (PPCI). Nel 2014 si registra in Italia un totale di 32 559 PPCI, con una media nazionale di 540 PPCI per milione di abitanti (dati Registro di Attività Nazionale GISE 2014), che si avvicina al target di 600 PPCI per milione di abitanti 4, valore stimato come necessario.

    Il documento di posizione qui proposto rappresenta un adeguamento di quello pubblicato nel 1996 e del successivo aggiornamento del 2008, redatto alla luce delle conoscenze e della realtà esistente in Italia. Come già in precedenza espresso, i documenti di posizione non sostituiscono le linee guida esistenti ove presenti, ma rappresentano uno stimolo ed un aiuto, sia per gli operatori del settore che per chi dirige e governa la politica sanitaria. Questo dovrebbe consentire una migliore e più ragionata distribuzione dei laboratori di emodinamica italiani, basata sul reale fabbisogno di procedure, sul bacino di utenza e sulla distribuzione ed organizzazione delle reti di emergenza-urgenza cardiovascolare nel rispetto di standard minimi di operatività.

    Nell’attuale versione del documento di posizione sono stati considerati i volumi di attività necessari al mantenimento di adeguate condizioni di esperienza e sicurezza, i requisiti strutturali ed organizzativi indispensabili ad ottenere il miglior utilizzo delle risorse umane e tecnologiche. Uno degli scopi è incidere concretamente sull’attuale pianificazione indicando la necessità di opportune azioni di miglioramento o eventualmente la chiusura di centri che forniscono prestazioni chiaramente non adeguate in termini di qualità. Il raggiungimento dei criteri minimi indicati nel documento legittima la continuazione delle attività, ma dovrebbe comunque spronare a perseguire i livelli ottimali di attività e di efficienza indicati e a implementare un costante monitoraggio per la verifica del mantenimento di tali livelli.

    Un elevato volume di procedure è un presupposto necessario per l’efficienza e la buona qualità delle prestazioni, ma di per sé non è sufficiente in quanto è parimenti indispensabile una buona organizzazione del laboratorio e che gli operatori siano preparati, esperti e capaci. A tale scopo, una sezione del documento è dedicata ai criteri e alle modalità di formazione degli operatori, che deve avvenire in centri qualificati e deve concludersi con una certificazione di idoneità di cui si faccia garante il responsabile del centro in cui è avvenuta la formazione stessa.

    Si ritiene infine indispensabile, in ottemperanza a specifiche disposizioni di legge (D.L. 502/92 e D.L. 517/93), l’adozione di metodi di verifica e revisione della qualità e della quantità delle prestazioni nonché del loro costo.

    Si propone quindi di basare la verifica degli standard di qualità nel laboratorio di diagnostica e terapia cardiovascolare invasiva su alcuni strumenti:

    1) un documento descrittivo del contesto ottimale del laboratorio (struttura, organizzazione);

    2) definizione dei criteri per la formazione ed i livelli minimi di competenza di tutto il personale del laboratorio: medici, infermieri, tecnici sanitari di radiologia medica e se direttamente coinvolti, tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare;

    3) monitorizzazione di alcuni parametri necessari per una valutazione sia interna sia da parte di terzi del livello di qualità del laboratorio; tali parametri dovranno essere resi disponibili per valutazioni comparative a livello regionale e nazionale, per l’adesione a registri e documenti di posizione della Società Italiana di Cardiologia Invasiva (SICI-GISE) per la valutazione dell’efficacia e della sostenibilità economica delle nuove tecnologie e l’accettazione del programma di qualità. Lo strumento dell’audit interno sembra il modo più semplice per raggiungere lo scopo, anche se afflitto da numerosi limiti. La realizzazione di registri regionali in collaborazione con i rispettivi Assessorati alla Salute potrebbe essere una soluzione più efficace ed in grado di confrontare realtà differenti nell’ambito della stessa area geografica. È auspicabile che i laboratori siano dotati di un database che, oltre a informazioni sulle procedure (indicazioni cliniche, lesioni trattate, materiali utilizzati, ecc.), riportino dati di outcome intraospedaliero e a medio-lungo termine. (Fonte: giornaledicardiologia.it)

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