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    Dipendente subisce reiterate rapine sul luogo di lavoro? Datore condannato.

    Dipendente subisce reiterate rapine sul luogo di lavoro? Datore condannato.

    L’obbligo in capo al datore di lavoro di garantire l’integrità del lavoratore si estende anche alla prevenzione delle rapine sul luogo di lavoro.  Ai sensi dell’articolo 2087 c.c., è previsto l’obbligo in capo al datore di lavoro di adottare tutte le misure atte a tutelare l’integrità psicofisica e la personalità morale del lavoratore. Tale obbligo, si configura anche nel caso cui si renda necessario predisporre adeguati mezzi di tutela del lavoratore per contrastare un’attività criminosa di terzi qualora la prevedibilità di episodi di aggressione a scopo di lucro sia insita nella tipologia dell’attività esercitata alla luce della movimentazione di somme di denaro, nonché, qualora vi siano state reiterate rapine in un determinato arco temporale. Quanto riportato è il sintetizzato principio sancito nella recente pronuncia della Corte di Cassazione di cui in epigrafe, la quale pronuncia, si pone come conclusione del contenzioso attraverso il quale una dipendente dichiarava di aver subìto un danno non patrimoniale (disturbo post traumatico da stress) a seguito di rapina mano armata subita sul posto di lavoro. A motivo della decisione, la Corte d’Appello di Roma indicava, così come indicato dal primo giudice, l’inadempimento del datore di lavoro concretizzato nell’omessa predisposizione di mezzi necessari a rendere sicuro il posto di lavoro così come da obbligo ex art. 2087 c.c. (più nello specifico si fa riferimento all’omesso presidio delle finestre non blindate né munite di sbarre, oltre che con le telecamere a circuito chiuso disattivate per lavori di ristrutturazione in corso, dalle quali finestre i rapinatori riuscirono ad entrare nell’ufficio). Il ricorso della Società soccombente è stato respinto in sede di giudizio di legittimità proprio alla luce di un’interpretazione estensiva dell’articolo 2087 c.c. imponendo l’articolo 2087 c.c., siccome necessario, l’apprestamento di adeguati mezzi di tutela dell’integrità fisiopsichica dei lavoratori nei confronti dell’attività criminosa di terzi, nei casi in cui la prevedibilità del verificarsi di episodi di aggressione a scopo di lucro sia insista nella tipologia di attività esercitata, in ragione della movimentazione, anche contenuta, di somme di denaro, nonché delle plurime reiterazioni di rapine in un determinato arco temporale (la pronuncia richiama altresì Cass. n. 23793/2015; Cass. n. 7405/2015). Si ritiene necessario quindi che il datore di lavoro predisponga le misure necessarie ad impedire o quantomeno a rendere più difficoltosa la commissione di illeciti da parte di terzi, in particolar modo, qualora vi siano determinati elementi caratterizzati l’attività svolta, ovvero, qualora per la tipologia di attività vi sia una particolare esposizione al rischio di subire rapine oppure ancora, nel caso in cui queste si siano reiterate in un determinato arco temporale. Con la suddetta pronuncia, la Corte riconduce altresì la responsabilità del datore di lavoro nell’ambito della responsabilità di tipo contrattuale con il conseguente onere della prova a carico del datore di lavoro. Più nello specifico, spetta al lavoratore che agisce avverso il datore di lavoro al fine di vedersi riconoscere il risarcimento del danno come conseguenza di infortunio sul lavoro dimostrare il fatto che costituisce l’inadempimento, il danno verificatosi, ed il nesso di causalità tra l’inadempimento ed il danno mentre, per quanto riguarda la responsabilità del datore di lavoro, questa è sottoposta alla presunzione ex art. 1218 c.c. L’articolo 1218 c.c. infatti dispone come il debitore (in tal caso inteso come datore di lavoro) sia tenuto al risarcimento del danno se non prova che l’inadempimento o il ritardo sono conseguenza di causa a lui non imputabile. Pertanto, spetterà al datore di lavoro fornire la prova di aver adottato tutte le cautele necessarie per evitare il danno, intendendo come cautele necessarie, anche quelle misure finalizzate a proteggere il lavoratore da eventuali aggressioni causate da terzi. Difatti, l’obbligo di cui all’art. 2087 c.c. integra una forma di responsabilità contrattuale e risarcitoria, in quanto, la fattispecie astratta di reato è configurabile anche nei casi in cui la colpa sia addebitata per non aver fornito la prova liberatoria richiesta dall’articolo 1218 c.c. (Cass. Civ. 3 febbraio 2015, n. 1918). Tale interpretazione estensiva dell’art. 2087 c.c. trova ulteriore giustificazione nella lettura e nella applicazione contestuale dell’articolo 32 Cost. nonché dei principi di correttezza ex art. 1175 c.c. e di buona fede ex art. 1375 c.c. (Fonte: www.altalex.com)

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