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    Ddl Lorenzin, disco verde del Senato ai primi tre articoli.

    Ddl Lorenzin, disco verde del Senato ai primi tre articoli.

    Delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia di sperimentazione clinica, Aggiornamento dei Lea per le prestazioni di controllo del dolore nel parto e Riordino della disciplina degli Ordini delle professioni sanitarie. Sono i primi tre articoli del Ddl Lorenzin (n. 1324 ) approvati dal Senato.
    «Sono 1.200.000 i professionisti della sanità che stanno attendendo questo provvedimento. Non sono pochi. Aspettano da quattordici anni”, ha sottolineato Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Sanità del Senato nella sua replica in aula di Palazzo Madama. La senatrice Pd ha voluto evidenziare come il provvedimento in discussione sia «un punto di equilibrio», così come c’è un «equilibrio» nella sua struttura «per quanto riguarda le professioni» sanitarie.
    Nel Ddl, ci sono, a questo proposito, «due nuove professioni che vengono istituite (osteopata e chiropratico)» e «gli osteopati avranno per la prima volta l’obbligo di conseguire una laurea triennale. È un fatto importantissimo, perché oggi quest’obbligo non c’è». Luigi d’Ambrosio Lettieri (CoR): «Ordini restituiti alla loro funzione pubblicistica»
    A proposito della riforma degli Ordini professionali di area sanitaria, il senatore Luigi d’Ambrosio Lettieri (CoR), componente Commissione Sanità del Senato ha evidenziato gli aspetti positivi del provvedimento, primi fra tutti quello di aver stabilito che gli Ordini sono enti di diritto pubblico non economico che svolgono funzioni sussidiarie dello Stato e la separazione tra funzione giudicante e istruttoria . «Abbiamo scelto di dire no a un dibattito di natura ideologica – ha spiegato – e abbiamo voluto restituire agli Ordini la loro fondamentale funzione pubblicistica. Il nodo della questione non era e non poteva essere lo scioglimento, ma l’impianto normativo vecchio di 70 anni. E il cambiamento si vede. Nel testo è scritto in modo chiaro: gli Ordini sono enti di diritto pubblico non economico che svolgono funzioni sussidiarie -non ausiliarie come è oggi – dello Stato. Non è una differenza da poco».
    «Attraverso nuove attività di vigilanza, nuovi compiti formativi e di verifica – ha proseguito – si determinano condizioni di garanzia su appropriatezza e qualità delle prestazioni professionali. Ma anche sul piano dell’azione disciplinare, sino a oggi concentrata nello stesso organo, si registra una novità importante: la separazione tra funzione giudicante e istruttoria che contribuisce così ad allontanare sospetti di poca trasparenza e corporazione». «Insomma – ha concluso il senatore – il Ddl rappresenta una buona notizia per una estesa platea di operatori della sanità e, più in generale, per il sistema Paese al cui sviluppo sociale ed economico concorrono anche centinaia di migliaia di professionisti della salute». Ordine del giorno bipartisan sui nuovi ordini per le professioni che superano i 20mila iscritti.
    E sempre sulle professioni sanitarie è stato approvato dal Senato un ordine del giorno bipartisan a prima firma dello stesso senatore d’Ambrosio Lettieri, che impegna il Governo «ad adottare specifiche misure al fine di istituire nuovi ordini professionali per quelle professioni sanitarie che superano i 20 mila iscritti agli Albi, nel rispetto dei principi stabiliti dalla legge».
    Ordine del giorno bipartisan sui nuovi ordini per le professioni che superano i 20mila iscritti. L’odg – firmato anche dai senatori Zizza, Spilabotte, Cardiello e Cervellini – ha ricevuto il via libera in sede di esame del disegno di legge Lorenzin. «Considerato che l’articolo 3 del Ddl introduce una riforma organica degli Ordini e Collegi delle professioni sanitarie con un intervento diretto di riordino per il riassetto della normativa vigente risalente alla legge istitutiva degli Ordini del 1946 – spiega il senatore – abbiamo ritenuto doveroso dare un segnale concreto sia a tantissimi professionisti che operano nell’ambito sanitario senza un formale riconoscimento che ai cittadini, per rafforzare le garanzie di qualità dei percorsi formativi e dei conseguenti livelli di appropriatezza, efficacia e affidabilità delle terapie». L’odg, infatti, sottolinea come «le professioni sanitarie, per specificità del loro intervento e per i delicati effetti sulla qualità e sicurezza delle cure ai cittadini, richiedono il mantenimento del ruolo di garanzia della qualità del livello di professionalità in rispetto del diritto costituzionale della tutela della salute. Si rende necessaria, quindi, la finalità di promozione dell’indipendenza, autonomia e responsabilità dell’esercizio professionale, la qualità tecnico-professionale, la valorizzazione della funzione sociale delle professioni, la salvaguardia dei principi etici dell’esercizio professionale indicati nei codici deontologici al fine di garantire la tutela della salute individuale e collettiva». (Fonte: A.F.O.R.P.)

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