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    • 22 OTT 18
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    Chi usa i permessi della Legge 104/92 non per assistere il disabile è licenziato.

    Chi usa i permessi della Legge 104/92 non per assistere il disabile è licenziato.

    Ancora una volta linea dura della Cassazione contro gli abusi, da parte dei dipendenti, dei permessi concessi dalla legge 104: chi dice di assistere il parente disabile e poi, invece, viene beccato a fare la spesa, la gita fuori porta o a passeggiare con gli amici, può essere licenziato in tronco. E questo perché un comportamento del genere benché purtroppo generalizzato ed entrato nel peggiore dei malcostumi italiani lede la fiducia del datore di lavoro e, quindi, giustifica il recesso dal rapporto di lavoro.
    In passato la Suprema Corte aveva addirittura ritenuto legittimo il comportamento dell’azienda che mette un investigatore privato alle calcagna del dipendente per scoprire se davvero questi stia a casa oppure se ne vada in giro per altre faccende. Oggi gli stessi giudici tornano sul tema con una nuova sentenza che, di certo, non piacerà a chi usa i permessi per scopi personali.
    È indubbio dice la Corte che la condotta di chi sfrutta anche una sola ora dei permessi della 104 non per assistere il parente ha, in sé, un disvalore sociale da condannare. In questo modo, infatti, si scarica il costo del proprio ozio sulla collettività. Anche volendo ritenere che le residue ore del permesso vengono utilizzate per assistere il parente, resta il fatto che una parte del permesso è stata utilizzata per scopi diversi rispetto a quelli per cui è stato riconosciuto.
    Licenziamento disciplinare.
    In questi casi, è legittimo il licenziamento disciplinare del lavoratore che non adempie alle finalità assistenziali previste dalla legge. Chiedere un giorno di permesso retribuito per dedicarsi a qualcosa che nulla ha a che vedere con l’assistenza costituisce un odioso abuso del diritto. Una locuzione molto forte, quella usata dalla Cassazione, che ben fa intendere l orientamento severo ormai assunto dalla giurisprudenza sul tema. Non ci sono scappatoie insomma.
    Il costo della svogliataggine del singolo ricade sulla collettività Chi abusa dei permessi della 104 fa ricadere i costi della propria pigrizia sulla collettività. I permessi, infatti, sono retribuiti in via anticipata dal datore di lavoro, il quale poi viene rimborsato dall Inps del relativo onere anche ai fini contributivi. Inoltre, tale comportamento costringe il datore di lavoro ad organizzare diversamente, ad ogni permesso, il lavoro in azienda e i propri compagni di lavoro che lo devono sostituire, ad una maggiore penosità della prestazione lavorativa.
    Il comportamento non lascia presagire nulla di buono.
    La Cassazione termina giustificando il licenziamento del dipendente per via del fatto che il suo illecito è particolarmente odioso e grave , rompe il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, in quanto si tratta di una condotta che pone in dubbio la futura correttezza dell adempimento: essa, infatti, è sintomatica di un certo atteggiamento del lavoratore agli obblighi assunti, della sua propensione all assenteismo e dell assenza di senso del dovere.

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