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    • 14 MAG 20
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    Adamo Bonazzi – Segretario Generale FSI-USAE: “Il futuro di Infermieri, OSS e Professioni Sanitarie non sarà roseo dopo il Covid-19”.

    Adamo Bonazzi – Segretario Generale FSI-USAE: “Il futuro di Infermieri, OSS e Professioni Sanitarie non sarà roseo dopo il Covid-19”.

    Il futuro di Infermieri, Infermieri Pediatrici, Ostetriche/i, OSS e Professioni Sanitarie resta quasi sospeso ad un filo, rimane incerto, irto di ostacoli. La crescita professionale si profila tutta in salita nonostante i sacrifici, gli infetti e le vittime registratesi tra gli operatori dall’inizio della Pandemia da Coronavirus ad oggi. Ne abbiamo parlato con Adamo Bonazzi, segretario generale del sindacato FSI USAE. Ecco come e cosa ha risposto alle nostre 5 domande. In precedenza le stesse domande le avevamo posto a Maurizio Petriccioli, segretario generale della CISL FP, e ad Antonio De Palma, presidente nazionale di Nursing Up.

    Il Coronavirus ha messo in ginocchio l’intero Comparto Sanità. Da tempo l’FSI USAE si sta battendo per il rispetto delle regole, quelle del lavoro, a cui devono sottostare datore e lavoratore. La non programmazione da parte delle Aziende sanitarie nell’approvvigionamento di Dispositivi di Protezione Individuale idonei ad una Pandemia come quella contingente ha portato migliaia di operatori ad ammalarsi e, a volte, a morire di Covid-19. Cosa non ha funzionato finora? Come mai le vostre richieste sono state ignorate in passato?

    Premesso che il coronavirus indipendentemente dal fatto che sia dovuto a mutazioni animali o che derivi da laboratori, è una pandemia vera ed ha colto impreparati quasi tutti gli stati, nel nostro paese sono molte le cose che non hanno funzionato, a partire dal Governo e dal Ministro della salute che il 31 gennaio hanno decretato lo stato di emergenza e assunto tutti i poteri che tale condizione consente senza però fare nulla altro per affrontare la situazione. E già questo è particolarmente grave. Poi forti di tali poteri hanno pensato (male) di delegare il coordinamento di una situazione così grave alla protezione civile (una struttura rodata per le calamità naturali come i terremoti o preparata ad organizzare i grandi eventi ma priva di qualsiasi esperienza sanitaria) lasciando così le strutture sanitarie nel caos della mancanza di direttive certe. Tranne una, una direttiva l’hanno data subito: “il personale sanitario è sacrificabile”. Certo, con parole diverse, ma di uguale significato. Così è stato sentenziato nei decreti legge del governo; altro che eroi, per i nostri governanti, carne da macello.

    Nel momento topico dell’emergenza sono mancati anche i Dispositivi di Protezione Individuale necessari che, in molte realtà mancano tuttora. Eppure una certa scorta non dovrebbe mai mancare nei magazzini degli ospedali, ma le scorte si sa costano e i tagli alla spesa fanno il resto.

    È successo quindi quello che era naturale che avvenisse dopo i tagli al sistema sanitario. Forse oggi non tutti lo ricordano ma dopo la crisi finanziaria del 2008 e il collegato lavoro del 2010 arrivò la lettera della Bce al Governo italiano (5 agosto 2011 firmata da Jean Claude Trichet e da Mario Draghi) che portò il governo e il parlamento ad approvare le nuove norme in materia di revisione della spesa pubblica (spending review) che prevedevano la pesante riorganizzazione del sistema paese, della sua pubblica amministrazione e della sua sanità, con la chiusura dei piccoli ospedali e l’applicazione delle misure di contenimento della spesa pubblica che hanno sottratto alla sanità oltre 30 miliardi di euro.

    Anche il paradigma del patto della salute però, con la revisione delle reti ospedaliere e l’affidamento ai medici di famiglia del presidio territoriale, ha contribuito agli errori ed fatto il resto creando le condizioni per una parziale debacle. In nome del risparmio si è sacrificata la rete di emergenza ospedaliera, con tutte le conseguenze che questo comporta. Essere pronti all’emergenza significa avere sempre un margine di sicurezza in termini di strutture e di equipe sanitaria, insomma lavorare sovradimensionati, ma questo comporta dei costi che i nostri governanti non volevano sostenere. Sono anni che la nostra sanità lavora invece sottodimensionata.

    Per fortuna negli ospedali c’erano ancora degli operatori che avevano lavorato ai tempi della SARS e dell’ HIV, che avevano l’esperienza necessaria e sapevano cosa fare, e che hanno contribuito a dare una risposta locale che è stata all’altezza del compito. Perché se dovevamo aspettare le direttive dei luminari o la capacità reattiva delle direzioni generali delle Aziende saremmo stati freschi.

    Purtroppo però questa reazione è stata data ed ha pesato solo sul personale che ha dimostrato di avere professionalità e serietà. E che oggi merita che tali doti vengano riconosciute.

    Noi abbiamo denunciato pubblicamente tutte queste carenze e in qualche caso abbiamo dovuto andare oltre le denuncia pubblica ma, fortunatamente, sono stati casi limitati. Pensiamo che la nostra azione e la continua pressione che abbiamo esercitato abbia contribuito a limitare gli errori degli organi decisori.

    Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di Infermieri, Infermieri Pediatrici, OSS, Professioni Sanitarie, Ostetriche e altri operatori del SSN è sempre un grosso scalino da superare e spesso mette in contrasto le organizzazioni sindacali con i Governi del momento. Crede che dopo quanto accaduto, sta accadendo e accadrà con il Covid-19 cambierà l’atteggiamento della Politica nei confronti dei professionisti sanitari e socio-sanitari?

    No. Il fatto che il Governo prima limiti a 1.000 euro lordi e poi cancelli la limitazione limitazione dal provvedimento per i premi COVID previsti con stanziamenti straordinari delle regioni non ci rassicura per una soluzione a breve termine.

    Speriamo per il futuro ma oggi non vediamo segnali effettivamente positivi. Ci sembra sì di intravedere delle leggere aperture ma queste sembrano essere temporanee, legate all’emergenza del momento e non un effettivo riconoscimento del merito. Insomma ci sembra che ci sia l’intenzione di dare una mancetta, una pacca sulle spalle e poi giù in miniera a lavorare come prima. Così non andrebbe affatto bene.

    Per rinnovare con aumenti decenti il contratto del comparto servono, a giochi fermi, almeno 7 miliardi di euro. Ma oggi i giochi non sono fermi e le variabili in gioco sono molto diverse.

    Innanzitutto c’è la partita della commissione articolo 12 del precedente contratto del 2016-2018. Come sapete c’è stato lo sciogli le righe con un nulla di fatto.

    Ma gli operatori (ma anche la nostra organizzazione sindacale) riponevano nei lavori della commissione grandi aspettative. E queste aspettative non erano di tipo simbolico. La gente si aspetta un riposizionamento giuridico per avere anche un riposizionamento economico e sociale, quindi, la chiusura con un nulla di fatto di quella commissione ripropone con forza e con urgenza le questioni della carriera e del merito.

    Il contratto ha messo in campo gli incarichi di funzione, sono una risposta ma non “LA RISPOSTA”. Le aspettative dei professionisti sono quelle di avere una posizione iniziale adeguata e poi una carriera stabile, che non sia rimessa in discussione ad ogni stagione, e anche l’accesso alla dirigenza.

    Ci sono quindi delle questioni che necessitano di specifici stanziamenti straordinari rispetto ad un normale rinnovo contrattuale.

    Noi abbiamo chiesto a tutte le regioni, per il personale sanitario, 2.000,00 Euro subito, il rifinanziamento dei fondi contrattuali e lo straordinario finanziamento delle riclassificazioni del personale.
    Il fatto che il Governo limiti a 1.000,00 euro lordi per i premi COVID previsti con stanziamenti straordinari delle regioni non ci fa ben sperare a breve termine.

    Gli operatori colpiti da Covid-19 o quelli che ne saranno colpiti in futuro hanno subito seri danni dal punto di vista fisico, psichico ed emotivo. Già si parla di Sindrome da Stress Post Traumatico. Crede che le Aziende sanitarie si debbano già organizzare per venire incontro a questa problematica? E come?

    Gli operatori colpiti da Covid-19 o quelli che ne saranno colpiti in futuro debbono essere tutelati sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista del rapporto di lavoro. Le aziende risentiranno certamente di questi effetti e con c’è dubbio che se si organizzano per tempo è meglio. Credo però che come in altre occasioni saranno i lavoratori, con i loro problemi, ad obbligarle ad adeguarsi. Ogni nuova situazione fatica ad essere capita e digerita dai sistemi complessi.

    Le ferie estive probabilmente salteranno per una mancata o impossibile programmazione da parte delle aziende sanitarie, mentre è sempre più difficile reperire operatori sanitari e socio sanitari liberi o disoccupati. Crede che salteranno o ci sono i margini per garantire il giusto riposo ai professionisti dopo mesi di guerra al Covid-19?

    Per dire la verità, in tutte le videoconferenze che ho seguito sino ad ora le aziende hanno dichiarato che faranno il possibile per garantire il diritto alle ferie dei dipendenti. Certo qualche problema nascerà ma le aziende hanno la possibilità di assumere e io credo che non sia interesse di nessuno esasperare gli operatori. Anche perché il lockdown ha già fatto consumare parecchie ferie arretrate a molti operatori che non erano coinvolti direttamente nei percorsi covid.

    Ritornando al rinnovo contrattuale e al necessario aumento degli stipendi del Comparto Sanità, pensa che ci sia la possibilità di rendere gli operatori dei veri professionisti alla stregua dei medici, che non hanno in pratica il vincolo di esclusività?

    Come ho già detto prima il rinnovo del contratto questa volta sarà complicato per tutti. I professionisti del comparto si aspettano di avere un nuovo posizionamento iniziale un percorso di carriera e l’accesso alla dirigenza (anche se c’è di mezzo la legge 43) naturale che desiderino avere le medesime opportunità dei medici. Non chiedono la luna e nulla di nuovo ma solo l’applicazione di un percorso normativo che già esiste da molto tempo e che nessun politico si è mai sognato di mettere in discussione. La norma non toglierebbe alcun diritto o prerogativa ad alcun altro lavoratore. Vogliamo continuare a dire che nella sanità debbono esistere i figli legittimi e i figli di “nessuno”? Io non credo proprio possa andare così. (Fonte: assocarenews.it)

    Grazie segretario e buon lavoro.

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